Incontrare se stessi attraverso la fotografia

da | Gen 12, 2022 | fototerapia e fotografia terapeutica | 0 commenti

Introduzione

Nell’articolo di oggi parleremo di incontro con se stessi; di consapevolezza e del ruolo della fotografia.
Trova uno spazio e un momento per Te, mettiti comoda e leggi l’articolo fino alla fine. Ci sarà per Te un esercizio di fotografia terapeutica che potrai svolgere ogni qualvolta ne sentirai il bisogno.

Cosa significa incontrare se stessi?

Osho nel suo libro “Il gioco delle emozioni” scrive:

Che cosa sono i tuoi pensieri?
Semplici increspature su un lago, cos’altro possono essere?
Che cosa sono le tue emozioni? i tuoi stati d’animo? che cosa sono i tuoi sentimenti?
Che cos’è mai l’intero complesso della tua mente?
Semplice agitazione, sconquasso, turbolenza.
Ed è a causa di questa turbolenza che non riesci a vedere la tua natura essenziale.
Continui a lasciarti sfuggire il tuo stesso essere.
Nel mondo incontri ogni tipo di persone, ma non incontri mai te stesso.

– Il gioco delle emozioni di Osho

Incontrare se stessi significa “prendersi per mano, guardarsi dentro e iniziare a conoscere le diverse parti di noi nel profondo, senza giudizio”.

Ognuno di noi infatti ha un corpo, una psiche, delle emozioni e una dimensione più profonda. Parti distinte in relazione tra loro, parti che vanno indagate ed equilibrate.

Ma cosa possiamo fare per incontrare il nostro sé?

Incontrare se stessi non è così facile, la presa di consapevolezza di se stessi, della propria persona, della propria essenza richiede tempo e pazienza. Sicuramente il primo passo è quello di fermarsi, interrogarsi ed ascoltare le risposte che provengono dalle diverse parti di noi.

  • Chi sono io?
  • Di cosa ha bisogno il mio corpo per stare bene?
  • Quali sono le mie emozioni ricorrenti?
  • Quali sono i miei pensieri ricorrenti?
  • Quali sono le mie posture, nel corpo e nella mente?
  • Come questi pensieri ed emozioni influenzano il mio corpo e il mio equilibrio interiore?

Ciascuno di noi può lentamente interrogarsi e trovare le sue risposte.

Ma come possiamo facilitare questo incontro con noi stessi?

Sicuramente, utilizzare le immagini rende più veloce e intenso tale processo.

Ma che tipo di immagini?
Qualsiasi immagine. Un’immagine a colori o in bianco e nero, mossa o “congelata” , a fuoco o fuori fuoco, reale o surreale…un’immagine che racconta, che parla, che ti richiama.

Per ogni domanda prova a rispondere attraverso una fotografia.
Immagina di avere dei fogli bianchi, tanti quante sono le domande che ti ho scritto precedentemente.
Immagina che ciascuna domanda sia il titolo di una foto.
Che immagine utilizzeresti per rappresentare visivamente quel titolo, quella domanda?

Ogni foto rappresenta un’immagine di noi stessi, del nostro sfondo interiore. Ci fa da specchio.

È proprio partendo da quell’immagine, possiamo osservare il nostro interno dall’esterno, il dentro da fuori.

Ma come avviene tutto questo? Come un’immagine può guidarci verso noi stessi?

 Assumendo un ruolo. Puoi essere creatore, attore e/o spettatore di quell’immagine.

Come creatore, realizzare un’immagine che parla di un momento ti permette di fermare l’ istante, di osservarla, di elaborarla e riviverla.

Al contempo, ti permette di interiorizzare l’esterno per elaborare emotivamente i tuoi vissuti e riportare all’esterno le molteplici sfaccettature di Te sotto forma di fotografia.

Ogni immagine raccoglie emozioni, sentimenti, stati d’animo e vissuti personali; un messaggio che nasce con potenza dentro di Te ogni qualvolta le osserverai.

Per questo se provi a tuffarti dentro quell’immagine, diventi tu stesso il protagonista della scena, e non solo:  diventi attore e spettatore.

Sei colui che pone le domande e che silenziosamente e timidamente prova a rispondere.

Quali sono i suoni, gli odori e le voci che percepisco in questo nuovo luogo?
Perché il fotografo ha scelto proprio questo luogo? Questa inquadratura? Che cosa voleva dirmi?

E se fossi io il fotografo, perché ho fotografato quella determinata cosa, in quel modo? E perché voglio mostrarla agli altri? Cosa volevo o vorrei dire?

Osserva l’immagine, immergiti dentro e prova a ricostruirne il movimento, la (tua) narrazione.

Ecco che immergendoti nell’immagine, come attore, spettatore o creatore, crei un dialogo profondo tra “Te e Te stesso”, ricontattando silenziosamente parti di Te lasciate nel fondale per troppo tempo.

Ma come possiamo facilitare questo incontro con noi stessi?

Sicuramente, utilizzare le immagini rende più veloce e intenso tale processo.

Ma che tipo di immagini?
Qualsiasi immagine. Un’immagine a colori o in bianco e nero, mossa o “congelata” , a fuoco o fuori fuoco, reale o surreale…un’immagine che racconta, che parla, che ti richiama.

Per ogni domanda prova a rispondere attraverso una fotografia.
Chiudi gli occhi e pensa di avere dei fogli bianchi davanti a Te, tanti quante sono le domande che ti ho scritto precedentemente.
Immagina che ciascuna domanda sia il titolo di una foto.
Che immagine utilizzeresti per rappresentare visivamente quel titolo, quella domanda?

Ogni foto rappresenta un’immagine di noi stessi, del nostro sfondo interiore. Ci fa da specchio.

È proprio partendo da quell’immagine, possiamo osservare il nostro interno dall’esterno, il dentro da fuori.

Ma come avviene tutto questo? Come un’immagine può guidarci verso noi stessi?

 Assumendo un ruolo. Puoi essere creatore, attore e/o spettatore di quell’immagine.

Come creatore, realizzare un’immagine che parla di un momento ti permette di fermare l’ istante, di osservarla, di elaborarla e riviverla.

Al contempo, ti permette di interiorizzare l’esterno per elaborare emotivamente i tuoi vissuti e riportare all’esterno le molteplici sfaccettature di Te sotto forma di fotografia.

Ogni immagine raccoglie emozioni, sentimenti, stati d’animo e vissuti personali; un messaggio che nasce con potenza dentro di Te ogni qualvolta le osserverai.

Per questo se provi a tuffarti dentro quell’immagine, diventi tu stesso il protagonista della scena, e non solo:  diventi attore e spettatore.

Sei colui che pone le domande e che silenziosamente e timidamente prova a rispondere.

Quali sono i suoni, gli odori e le voci che percepisco in questo nuovo luogo?
Perché il fotografo ha scelto proprio questo luogo? Questa inquadratura? Che cosa voleva dirmi?

E se fossi io il fotografo, perché ho fotografato quella determinata cosa, in quel modo? E perché voglio mostrarla agli altri? Cosa volevo o vorrei dire?

Osserva l’immagine, immergiti dentro e prova a ricostruirne il movimento, la (tua) narrazione.

Ecco che immergendoti nell’immagine, come attore, spettatore o creatore, crei un dialogo profondo tra “Te e Te stesso”, ricontattando silenziosamente parti di Te lasciate nel fondale per troppo tempo.

Ma cosa ce ne facciamo della consapevolezza?

/con·sa·pe·vo·léz·za/

Essere consapevoli è il primo passo verso il cambiamento, verso la nostra capacità e possibilità di esprimerci e rapportarci in modo nuovo con quel mondo fatto di molteplici punti di vista.
Ritrovare consapevolezza ci aiuta a vivere con serenità e fiducia verso il nostro Essere e verso l’Altro.

Consapevolezza è presenza. La fotografia che scegli per raccontarti è presenza.
Quell’immagine dalla quale inizi a riflettere per conoscere te stessə può diventare la copertina di un nuovo capitolo della tua storia personale. 
Una storia che non decidi di riscrivere ma alla quale dedichi un nuovo finale

Ispirazione e visione

Dopo la lettura di questo articolo, ti consiglio di visionare il progetto fotografico “Notes for A silent Man” di Emanuele Camerini.
In questo suo progetto l’autore utilizza la fotografia come un mezzo di espressione attraverso il quale “mettersi a nudo” e affrontare (rivivere) una questione a lui molto intima, la relazione con il padre e la sua difficoltà ad esprimere con le parole ciò che provava nei suoi confronti.
Lo fa attraverso fotografie di se stesso, di luoghi a “loro” familiari e di vecchie foto ripescate negli album di famiglia. Progettato, realizzato e terminato il lavoro decide di inviarlo a suo padre.

È così che l’autore, sperimentando il ruolo di creatore-attore e spettatore, ha rincontrato se stesso e forse anche il sé più intimo di suo padre.

Il suo lavoro è diventato un libro pubblicato da Witty Kiwi nel febbraio 2016.

Esercizio di fotografia terapeutica per Te

Hai voglia di intraprendere un viaggio interiore e di utilizzare un mezzo narrativo alternativo alla parola per esplorare il tuo mondo interiore e raccontare la tua storia?

Ti propongo un esercizio:

Scegli 5 foto (dal tuo archivio fotografico o semplicemente ritagliale da vecchi giornali).
Adesso spargile davanti a te e silenziosamente osservale.
Quando ti senti prontə ordinale creando una sequenza (lineare o circolare).
Osserva nuovamente questa sequenza e partendo da essa prova a raccontare una storia.
(Puoi registrare la storia e riascoltarla oppure scriverla e poi rileggerla)
Adesso che hai riascoltato o riletto la storia, chiediti: Quanto questa storia parla di me?
Vedrai che improvvisamente tutto avrà un significato più profondo.

Se ti va puoi condividere con me la tua storia scrivendomi a info@silviaprevitera.it.
Ti leggerò e risponderò senza giudizio.

COSA POSSIAMO FARE INSIEME?

In alternativa, se desideri approfondire il tuo mondo interiore, posso offrirti il percorso psicologico fototerapeutico “Viaggio Interiore” creeremo insieme un percorso su misura in grado di indagare e di entrare in contatto con la tua parte più profonda.

Grazie per essere arrivatə fin qui, se vuoi condividere con me le tue riflessioni, il tuo punto di vista sull’argomento o le sensazioni provate durante l’esercizio di fotografia terapeutica scrivimi a info@silviaprevitera.it.
Se invece desideri ricevere maggiori informazioni sui miei servizi di Fotografia e Psicologia puoi scrivermi o prenotare una chiamata conoscitiva. Saprò consigliarti il servizio più adatto per Te.

Un abbraccio,
Silvia

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