DUE STRUMENTI: SIMILI MA DIFFERENTI

Fototerapia e fotografia terapeutica

La fototerapia e la fotografia terapeutica rappresentano due modalità diverse di impiegare la fotografia per la crescita e il benessere personale, distinguendosi però per il setting (contesto) in cui vengono utilizzate, per la figura professionale che conduce il lavoro, per le modalità di applicazione e l’obiettivo da raggiungere.

Nonostante alcune somiglianze nell’uso dell’immagine come strumento di comunicazione, esplorazione e riflessione personale, si tratta di approcci che presentano differenze sostanziali e che è utile distinguere con chiarezza.

 

FOTOTERAPIA

La fototerapia, come definita da Judy Weiser, è un insieme di tecniche che utilizzano la fotografia in un contesto clinico e terapeutico condotto da un professionista della salute mentale (psicologo o psicoterapeuta) qualificato che ha ricevuto una formazione specifica nell’utilizzo di tecniche fotografiche applicate alla cura psicologica, come nel mio caso.

Questa pratica clinica richiede l’applicazione di protocolli specifici nel rispetto del codice deontologico, la fotografia diventa un canale per accedere alla propria dimensione interiore, facilitando l’espressione e la comunicazione, ma anche l’elaborazione di traumi, conflitti e vissuti psicologici; rafforza inoltre l’autostima e sostiene percorsi di cambiamento personale.

Fototerapia = Fotografia DURANTE la terapia.
(J. Weiser)

FOTOGRAFIA TERAPEUTICA

La fotografia terapeutica è una pratica non clinica che indica generalmente l’uso di pratiche fotografiche messe in atto dalle persone stesse all’intento di contesti in cui non si sta svolgendo alcuna terapia con l’obiettivo di affrontare, osservare, trasformare tematiche specifiche come l’auto-esplorazione, l’auto-indagine, incrementare l’autostima ecc…, anche in assenza di particolari competenze tecniche.

Questa pratica può essere svolta individualmente ma anche in gruppo esclusivamente per progetti orientati alla consapevolezza e all’empowerment; richiede comunque attenzione, sensibilità e il rispetto dei limiti da parte di chi la conduce, considerando che si tratta di una pratica condotta da figure professionali senza alcun tipo di formazione nell’ambito della salute mentale.

Fotografia Terapeutica = Fotografia COME terapia.
(J. Weiser)

JUDY WEISER

Le cinque tecniche di fototerapia

Le cinque tecniche di fototerapia sviluppate da J. Weiser costituiscono un approccio strutturato per lavorare in modo attivo sulla percezione di sé attraverso le immagini. Il loro valore sta proprio nella capacità di accompagnare la persona in un percorso attivo, in cui guardare, scegliere, creare e reinterpretare fotografie diventa un modo concreto per risignificare la propria storia e il proprio modo di vedersi.

TECNICA FOTOPROIETTIVA

Si basa sull’idea che il significato di una fotografia nasce nello sguardo di chi la osserva. Ogni immagine diventa uno spazio di proiezione personale, dove il terapeuta e il cliente esplorano emozioni, memorie e interpretazioni uniche.

FOTOgRAFIE CREATE O RACCOLTE DAL CLIENTE

Immagini realizzate personalmente o trovate da altre fonti — riviste, cartoline, siti web, collezioni personali.  Possono essere originali, manipolate digitalmente o semplicemente scelte perché significative per il cliente.

FOTOGRAFIE DEL CLIENTE SCATTATE DA ALTRI

Ritratti in posa o spontanei, realizzati da altre persone.
In queste immagini, il controllo creativo (momento, luogo, contenuto) appartiene interamente al fotografo.

AUTORITRATTI

Utilizzo la fotografia come strumento terapeutico, offrendo la possibilità di esplorare l’immagine di sé e del proprio corpo – come viene percepita, vissuta emotivamente e riflessa nei comportamenti – attraverso la creazione di autoritratti o ritratti, la raccolta, l’osservazione e la condivisione delle immagini.

ALBUM DI FAMIGLIA E COLLEZIONI FOTOBIOGRAFICHE

Fotografie in cui il cliente sceglie come rappresentarsi, in modo letterale o simbolico. In questo caso, mantiene pieno controllo sull’immagine e sul suo significato.

LA FOTOTERAPIA IN SESSIONE

Un processo cognitivo ed emotivo

Durante la sessione, terapeuta e paziente osservano insieme una selezione di fotografie (provenienti dal mazzo del terapeuta o scattate e portate dal paziente stesso). Le immagini diventano così spunti di dialogo e riflessione: a volte si lavora anche con autoritratti (non sempre in senso letterale, ad esempio fotografando un oggetto che rappresenta un aspetto di sé).

Per chi lo desidera, è possibile proseguire con un’esperienza successiva che consiste in un servizio fotografico di ritratto psicocorporeo realizzato da me. Le fotografie verranno poi condivise tramite una galleria online e discusse insieme durante una sessione psicologica, utilizzando domande di fototerapia selezionate in base alla tua storia personale.

    testimonianze

    Il lavoro non è stato “trovare” qualcosa di nuovo, ma riconoscere ciò che c’era.

    RISORSA GRATUITA

    Vuoi provare il mio metodo?

    Se non ti senti ancora pronta per un percorso guidato o personale, puoi cominciare da qui: una guida di autoanalisi per osservarti da una prospettiva diversa. Non per diventare qualcun’altra, ma per riconnetterti a chi sei davvero, al di là di come sei abituata a vederti (o non vederti più).

    Ogni modulo è strutturato in forma esperienziale e guidata. Non è un manuale teorico, ma uno strumento pratico basato sul mio protocollo di lavoro: troverai esercizi terapeutici concreti per osservarti, comprenderti e iniziare a trasformare la tua visione personale.

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